
Giordano Bruno, chi era costui?
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Certamente, con il manzoniano Carneade, che affermava l'impossibilità di ogni certezza, Bruno ha poco in comune.
Marco Cammi |
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NOTA BIOGRAFICA Bruno nasce a Nola (Napoli) nel 1548, battezzato Filippo. Dopo gli studi a Napoli si fa domenicano e prende il nome di Giordano, ma già prima dell'ordinazione a sacerdote viene accusato di eresia. Diventa sacerdote nel 1572, ma presto lascia l'abito dopo una nuova accusa di eresia e la fuga a Roma. Dopo aver peregrinato per l'Italia, a Ginevra si fa calvinista; di lì va a Tolosa, dove insegna e commenta il saggio di Aristotele sull'anima. A Parigi insegna teologia e stampa le sue prime opere conosciute: II candelaio, il dialogo latino De umbris idearum, che dedica a Enrico III, l'Arte della memoria, lo scritto su Raimondo Lullo. Nel 1583 è in Inghilterra, ove una pubblica disputa con i maestri oxfordiani di materie teologiche lo esclude dall'insegnamento: pubblica fra il 1584 e il 1585 i dialoghi italiani (La cena delle ceneri, De la causa, principio et uno, De l'infinito universo et mondi, Spaccio de la bestia trionfante, Cabala del cavallo Pegaseo, De gl'heroici furori). Dopo varie peregrinazioni attraverso l'Europa, nel 1591 è a Venezia, invitato dal nobile veneto Giovanni Mocenigo, che spera di apprendere da lui l'arte della memoria, ma finisce per denunciarlo al Sant'Uffizio. Imprigionato, trasferito a Roma, inquisito per eresia e accusato di ateismo, gli si chiede una abiura totale del suo pensiero. Dichiara di non aver nulla di cui pentirsi (è il 21 dicembre 1599). Viene condannato e bruciato vivo sul rogo, il 17 febbraio 1600, in Campo de' Fiori, a Roma. |